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2017, lanno della svolta sul fronte FIDUCIA

Questo quanto emerso dall'Analyst survey 2017 di Fidelity

19/04/2017 Gianluigi Chiamenti
Puntuale come ogni anno Fidelity ha presentato al pubblico milanese del Salone del Risparmio (SdR17), lo scorso 11 aprile, i principali dati emersi dalla Analyst survey 2017, il consueto sondaggio che raccoglie il giudizio di 146 analisti azionari e obbligazionari, frutto di oltre 17mila incontri con le aziende e ricerche proprietarie svolte dagli stessi. A fare da Cicerone al pubblico della conferenza “Energia per la crescita” ci ha pensato Andrea Iannelli, investment director fixed income di Fidelity International, il quale poi ha avuto modo di dialogare pubblicamente con Andrea Fornoni, country analyst Italia, Svizzera e Nord Europa di Fidelity International, al fine di far comprendere al meglio l'attività tipica dei professionisti coinvolti.

Ebbene, stando alle evidenze del sondaggio sembra che il 2017 faccia rima con “ritorno all’ottimismo”; come conferma lo stesso Iannelli “i risultati di quest’anno sono particolarmente interessanti. Ci siamo trovati di fronte un contesto societario quasi irriconoscibile rispetto al 2016, caratterizzato da una rinnovata fiducia delle imprese nonostante l’incertezza politica in alcuni mercati chiave. Forse siamo in una fase avanzata del ciclo economico, ma le condizioni aziendali stanno migliorando di nuovo. Dopo tre anni di sentiment in peggioramento, i nostri analisti sono molto più ottimisti, la domanda è tornata a crescere e vi sono segnali  di reflazione piuttosto che di disinflazione. Il livello di fiducia dei dirigenti delle aziende è sempre più stabile e il calo delle spese in conto capitale sta probabilmente volgendo al termine”.

A livello numerico i dati sono particolarmente confortanti. In termini tecnici gli analisti analizzano le prospettive su un periodo di 3-5 anni e alla luce di questi elementi di valuazione (dove 5 è un valore neutro, mentre ciò che è superiore indica view positiva o, nel caso opposto, negativa) l’analisi comparata regionale mostra un punteggio di 6,4 all’area EEMEA/America Latina (era 2,7 nel 2016), al pari del Giappone  (era 6,3 nel 2016). 6,2 per gli Usa (4,7 nel 2016), seguiti a ruota dall’Europa con 6 (5,1 nel 2016), mentre per Apac e Cina il valore è di 5,7, mentre nel 2016 era rispettivamente 5 e 4,1. A livello settoriale a farla da padrone sono IT ed Energia, rispettivamente con 7,3 e 6,4, quando nel 2016 non andavano oltre il 6,2 e il 2,1.

Insomma, i motivi per guardare il 2017 con il sorriso sono diversi, anche se non bisogna mai perdere di vista la bussola geopolitica. Ed è proprio questo il monito finale di Iannelli: “Tutte le componenti dell’indicatore sono in rialzo rispetto al 2016. La fiducia del management è sensibilmente migliorata, invertendo la tendenza da negativo a positivo e arrivando a toccare i massimi dal 2014. I titoli ciclici sono in crescita dal secondo semestre del 2016. E la crescita è sostenuta dal petrolio. Certo, le proposte del presidente Trump hanno incentivato il sentiment positivo negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Ma la ripresa dei prezzi del petrolio e degli investimenti nel settore energetico ha avuto un effetto positivo in tutta l'economia globale nei settori industriale, materiali e servizi. Molti investitori si sono concentrati intensamente sugli sviluppi negli Stati Uniti ma forse non hanno compreso l'ampiezza dei cambiamenti in atto in altre parti del mondo. A seguito dei tagli agli investimenti, le attività di perforazione sono diminuite in modo significativo in tutto il mondo e i giacimenti ad alto costo sono stati chiusi, con conseguente importante riduzione della produzione di petrolio in diversi paesi. Nel frattempo, i consumatori hanno tratto vantaggio dai prezzi più bassi, il che ha portato ad un aumento significativo della domanda sia nel 2015 che nel 2016. Infine, il riequilibrio del mercato è stato anche aiutato dall’Opec. Diversamente dal passato, ci sono chiari segnali che il taglio dell’approvvigionamento risalente a novembre 2016 abbia avuto un notevole livello di conformità. Con il declino delle scorte globali, che potrebbe accelerare a causa dei tagli dell’Opec, è probabile che i fondamentali del mercato del petrolio possano migliorare ulteriormente nel primo semestre del 2017”.

 
 
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