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BOND noiosi? Per non avere brutte sorprese

Un prodotto obbligazionario deve essere capace di proteggere il capitale investito garantendo un guadagno non esagerato ma ragionevole. Ecco le caratteristiche principali

22/04/2017 Gianluigi Chiamenti
“I bond devono essere noiosi” è questa la provocatoria affermazione, ma decisamente vera, pronunciata da Marco De Micheli di Axa nel corso della conferenza “Puoi dire Bond” dello scorso 11 aprile presso il Salone del Risparmio (Sdr17) di Milano. Una frase che ha dato il "la" a un incontro didattico sulla valorizzazione degli investimenti in debito, all’interno di un contesto di mercato che vede questa tipologia di apporto forse troppo ostracizzata. Insieme a lui Fabiano Galli, sempre di Axa e l’esilarante commento live “dalla regia” della Gialappa’s Band, trio storico di autori (all’evento però erano presenti solo due elementi) e commentatori televisivi e radiofonici.
 
I prodotti obbligazionari devono essere “noiosi”, nel senso proprio del non essere propensi a regalare sorprese sgradevoli ai sottoscrittori. Un prodotto obbligazionario deve, in sostanza, come ci ricordano De Micheli e Galli, “essere capace di proteggere il capitale investito garantendo un guadagno non esagerato ma ragionevole. D’altra parte, siamo pionieri del settore sin dal 2001, con quasi venti anni di esperienza in queste strategie. Il nostro è un approccio Zen: poco rischio e un po’ di rendimento”. Meglio non farsi abbindolare da promesse di alte performance, non adeguate a questa tipologia di prodotti, anche perché cadere nella trappola è facile, come ha dimostrato una simpatica clip della Gialappa’s, che metteva in evidenza le non proprio solidissime competenze del pubblico del Salone in materia di bond.
 
“Noi di Axa siamo convinti che per i prossimi 18 mesi i mercati dovranno fare i conti con il rialzo dei tassi americani e attualmente riteniamo che i portafogli di molti investitori siano sbilanciati sulle componenti più rischiose. Per questo proponiamo delle soluzioni obbligazionarie che si focalizzano su short duration (inferiore ai 3 anni), intesa come investimenti sulla parte breve della curva obbligazionaria e protezione dall’inflazione. Investiamo quindi in strategie short duration in euro, sterline e dollari US, sia nell’investment grade che nello spazio high yield. La filosofia sottostante è quella di ottenere una buona parte del rendimento obbligazionario a volatilità sensibilmente contenuta”, concludono De Micheli e Galli. 
 
 
 
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