Una parte importante della ricchezza delle famiglie italiane continua a rimanere concentrata negli immobili o ferma sui conti correnti. È da questo paradosso che parte il ragionamento dell'On. Giulio Centemero: l’Italia è un Paese che dispone di un patrimonio privato molto rilevante, ma che fatica ancora a trasformare quella ricchezza in capitale capace di sostenere l’economia reale, finanziare le imprese e generare nuova crescita.
Le regole possono aiutare, ma da sole non bastano
Secondo Centemero, la normativa può certamente essere migliorata e resa più efficace, ma non può essere considerata l’unico strumento per cambiare il comportamento dei risparmiatori. Il sistema finanziario evolve molto rapidamente, mentre le regole tendono per loro natura a muoversi con maggiore lentezza; per questo sarebbe utile mantenere norme relativamente semplici e lasciare a regolamenti e strumenti secondari una parte più tecnica della disciplina.
Gli incentivi fiscali, del resto, esistono già. Centemero cita in particolare i PIR, che prevedono un vantaggio fiscale sui rendimenti quando vengono rispettate determinate condizioni, e ricorda come anche altri strumenti siano stati pensati proprio per indirizzare una parte del risparmio verso investimenti più vicini all’economia reale. Il limite è però evidente: qualsiasi esenzione o detrazione deve comunque confrontarsi con i vincoli del bilancio pubblico e non può quindi essere considerata una leva illimitata.
Il vero nodo resta l’educazione finanziaria
È qui che Centemero individua il problema di fondo. «Quello che veramente manca è una corretta educazione finanziaria», afferma, sottolineando come esistano Paesi nei quali, anche in assenza di particolari vantaggi fiscali, le famiglie investano con maggiore naturalezza sui mercati azionari.
Questo significa che la questione non è soltanto creare nuovi strumenti, ma mettere le persone nelle condizioni di comprenderli, utilizzarli e valutare con maggiore consapevolezza il rapporto tra rischio, rendimento e obiettivi personali. Da questo punto di vista, l’introduzione dell’educazione finanziaria all’interno dell’educazione civica nelle scuole rappresenta un passaggio importante, perché consente di affrontare questi temi fin dall’infanzia e dall’adolescenza.
Rimane però scoperta una parte molto ampia della popolazione, cioè tutti coloro che hanno già terminato il proprio percorso scolastico e che spesso si trovano a dover prendere decisioni economiche e finanziarie senza aver mai ricevuto una formazione specifica.
Per Centemero, inoltre, educazione finanziaria non significa soltanto imparare a scegliere un prodotto di investimento, ma anche saper riconoscere una truffa, comprendere come costruire una pensione integrativa, conoscere meglio il funzionamento delle assicurazioni e acquisire maggiore familiarità con gli strumenti digitali utilizzati nella vita quotidiana.
Dal risparmio privato all’economia reale
Il ragionamento torna poi sul rapporto tra risparmio ed economia reale. Se una parte rilevante della ricchezza privata resta immobilizzata o non viene indirizzata verso strumenti capaci di finanziare imprese e investimenti produttivi, quel capitale non contribuisce pienamente alla crescita del sistema economico.
Per questo Centemero richiama anche le misure pensate per favorire l’accesso delle PMI ai mercati finanziari, come gli incentivi legati alla quotazione e alcuni interventi regionali che affiancano quelli nazionali. L’obiettivo è rendere più semplice per le imprese trovare fonti di finanziamento alternative, soprattutto in un contesto in cui il credito bancario può diventare più costoso.
Da una parte esiste quindi una grande quantità di risparmio privato; dall’altra, molte aziende hanno bisogno di capitale per crescere. Il problema è riuscire a creare un collegamento più efficace tra questi due mondi.
Rendere produttiva la ricchezza che già esiste
È proprio qui che si concentra la questione centrale dell’intervista: l’Italia non ha necessariamente bisogno soltanto di accumulare più ricchezza, perché una parte consistente di quella ricchezza esiste già. La sfida è riuscire a trasformarla in capitale produttivo, attraverso regole comprensibili, strumenti adeguati e soprattutto una maggiore consapevolezza finanziaria.
In altre parole, il problema non è convincere gli italiani a risparmiare di più, ma fare in modo che una parte maggiore di ciò che hanno già accumulato riesca a sostenere imprese, investimenti e nuova crescita.




