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Economia, mercati e grandi cambiamenti raccontati attraverso le persone che li conoscono.

La famiglia si restringe. Chi si prenderà cura di tutti?

27-09-2026 22:42

ProfessioneFinanza

Demografia, Ricchezza e Generazioni, demografia, famiglia, minello,

La famiglia si restringe. Chi si prenderà cura di tutti?

La denatalità e la longevità stanno concentrando le responsabilità di cura su famiglie sempre più piccole, con conseguenze economiche e sociali.

La famiglia italiana sta attraversando una trasformazione che non riguarda soltanto il numero dei figli. Si vive più a lungo, si diventa genitori più tardi e le reti parentali si restringono. Il risultato è una società nella quale più generazioni convivono nello stesso periodo storico, ma il numero delle persone disponibili a sostenersi reciprocamente diventa progressivamente più limitato.


 

Per decenni, il modello familiare italiano ha rappresentato una componente essenziale dell'organizzazione economica e sociale del Paese. Genitori, figli, fratelli e altri parenti hanno condiviso responsabilità che andavano dalla crescita dei bambini all'assistenza degli anziani, contribuendo a compensare bisogni non sempre soddisfatti dai servizi pubblici.

Oggi, però, quella struttura sta cambiando. Le famiglie sono meno numerose e le responsabilità che un tempo potevano essere distribuite tra più persone finiscono sempre più spesso per concentrarsi su pochi componenti.


 

Nell'intervista a FinanceTV, Alessandra Minello, docente di Demografia all'Università degli Studi di Padova e autrice di Senza figli. Scelte, vincoli e conseguenze della denatalità, analizza questa trasformazione, soffermandosi sulle conseguenze della genitorialità tardiva e sul crescente peso economico, organizzativo ed emotivo che ricade sulle generazioni chiamate a prendersi cura contemporaneamente dei figli e dei genitori anziani.


 

Meno figli e vite più lunghe: la famiglia cambia struttura

La trasformazione della famiglia italiana è il risultato di processi demografici che si sviluppano da molti decenni.

Minello ricorda che l'Italia ha raggiunto per l'ultima volta il livello di circa due figli per donna cinquant'anni fa. La riduzione delle nascite non è quindi un fenomeno improvviso, ma un cambiamento di lungo periodo che ha progressivamente modificato la composizione delle

famiglie.


 

A questa tendenza si aggiunge il rinvio della genitorialità. Le persone diventano genitori più tardi rispetto al passato e cresce anche il numero di chi non ha figli o sceglie di averne uno solo.


 

Parallelamente, l'allungamento dell'aspettativa di vita aumenta la presenza delle generazioni più anziane all'interno della popolazione. Anche le dinamiche migratorie contribuiscono a ridefinire gli equilibri demografici e familiari.


 

Il risultato è un cambiamento che Minello descrive attraverso il passaggio verso famiglie sempre più verticali: nuclei nei quali sono contemporaneamente presenti più generazioni, ma ciascuna composta da un numero inferiore di persone.


 

In passato, una struttura familiare più ampia poteva comprendere numerosi fratelli, sorelle, zii e cugini. Oggi, invece, la maggiore longevità permette la compresenza di genitori, figli, nonni e talvolta bisnonni, mentre diminuisce il numero dei parenti appartenenti alla stessa generazione.


 

La famiglia, quindi, non cambia soltanto dal punto di vista quantitativo. Cambia anche la sua organizzazione sociale e, soprattutto, la disponibilità delle persone sulle quali ciascun componente può fare affidamento.


 

Diventare genitori più tardi modifica l'intero ciclo di vita

Il rinvio della genitorialità produce conseguenze che vanno oltre il momento della nascita.

Minello ricorda che in Italia l'età media al primo parto si colloca intorno ai 32 anni, tra le più elevate in Europa. Questo significa che la fase dedicata alla crescita dei figli si sposta progressivamente più avanti nel ciclo di vita degli adulti.


 

Se una persona diventa genitore più tardi, anche le tappe successive della vita familiare si modificano. I figli potrebbero essere ancora impegnati nella costruzione della propria autonomia economica quando i genitori entrano in una fase della vita caratterizzata da bisogni crescenti.


 

Allo stesso tempo, chi ha figli può trovarsi a dover affrontare le prime responsabilità della genitorialità mentre i propri genitori raggiungono età molto avanzate.

Non si tratta quindi soltanto di avere meno bambini o più persone anziane. Il cambiamento riguarda la sovrapposizione tra fasi della vita che, nelle generazioni precedenti, potevano essere maggiormente distanziate.


 

La maggiore longevità, insieme alla genitorialità tardiva, modifica il calendario delle responsabilità familiari e rende più frequente la possibilità di dover sostenere contemporaneamente generazioni diverse.


 

Questa sovrapposizione assume particolare rilevanza in un Paese nel quale l'assistenza ai familiari continua a rappresentare una componente importante dell'organizzazione della vita quotidiana.


 

La generazione sandwich: quando bisogna sostenere figli e genitori

Una delle conseguenze più significative di questa trasformazione è il fenomeno della cosiddetta generazione sandwich.

Con questa espressione si indicano le persone che si trovano contemporaneamente a sostenere responsabilità di cura verso i figli e verso i genitori anziani.

Minello sottolinea che il problema assume una dimensione particolarmente rilevante quando i servizi disponibili non riescono a soddisfare pienamente né i bisogni dell'infanzia né quelli delle persone non autosufficienti.


 

In queste condizioni, le responsabilità ricadono direttamente sui componenti della famiglia. Ma la riduzione del numero di fratelli e parenti rende più difficile distribuirle tra più persone.

Una famiglia con numerosi figli adulti può, almeno potenzialmente, condividere l'assistenza di un genitore anziano. Quando invece i figli sono uno o due, le stesse esigenze rischiano di concentrarsi su una rete molto più ristretta.


 

Il cambiamento riguarda tanto l'organizzazione delle attività quotidiane quanto la disponibilità economica. Prendersi cura di persone appartenenti a generazioni diverse può richiedere tempo, risorse e una capacità di coordinamento che si aggiungono agli impegni lavorativi e personali.

Minello evidenzia come questo sovraccarico abbia una dimensione personale ed emotiva, ma anche economica.


 

Il problema non è dunque soltanto che le persone vivano più a lungo o che nascano meno bambini. È che questi due fenomeni si verificano contemporaneamente, modificando il numero di persone che possono offrire sostegno e quello di coloro che possono averne bisogno.


 

Un welfare pensato per famiglie che non esistono più

L'evoluzione demografica rende evidente una contraddizione tra la struttura attuale delle famiglie e quella sulla quale è stato costruito il sistema di protezione sociale.

Minello osserva che il welfare italiano è stato organizzato in un contesto nel quale le famiglie erano numericamente più estese e potevano contare su reti parentali più ampie.

La presenza di numerosi fratelli, sorelle e altri familiari consentiva di distribuire una parte delle responsabilità che oggi rischiano di gravare su pochissime persone.


 

La trasformazione della struttura familiare modifica quindi anche la capacità di risposta ai bisogni sociali. Una rete più ristretta non significa necessariamente legami meno solidi, ma comporta una disponibilità inferiore di persone tra le quali ripartire le responsabilità.

È una distinzione importante: la forza dei rapporti familiari non può essere considerata equivalente alla capacità materiale di sostenere ogni necessità assistenziale.


 

Il cambiamento demografico impone così di interrogarsi non soltanto sul numero degli anziani o sul calo delle nascite, ma anche sull'organizzazione del sostegno tra generazioni.

Dal punto di vista economico, questo significa considerare il peso che la cura può assumere nei bilanci familiari e nella disponibilità di tempo delle persone. La pianificazione del futuro non riguarda più esclusivamente la crescita dei figli o il sostegno ai genitori anziani come responsabilità separate: per una parte crescente delle famiglie, queste esigenze possono sovrapporsi.


 

La riflessione di Minello mostra quindi come la denatalità sia molto più di una questione legata al numero delle nascite. Riducendo progressivamente l'ampiezza delle reti parentali, cambia il modo in cui la società organizza la cura e distribuisce le responsabilità economiche tra generazioni.


 

La famiglia continua a rappresentare un punto di riferimento fondamentale, ma la sua trasformazione rende necessario riconoscere che i bisogni di assistenza non possono essere affrontati dando per scontata la disponibilità delle stesse risorse familiari del passato.

 

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