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Produttività ferma, salari deboli: perché l’eredità conta sempre di più?

27-09-2026 23:00

ProfessioneFinanza

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Produttività ferma, salari deboli: perché l’eredità conta sempre di più?

La stagnazione economica rende più difficile costruire ricchezza attraverso il lavoro, mentre aumenta il peso del patrimonio familiare.

L'Italia è un Paese con una grande ricchezza privata, ma nel quale costruire nuovo patrimonio attraverso il reddito da lavoro è diventato sempre più difficile. È una contraddizione che riguarda soprattutto le generazioni più giovani: mentre le famiglie conservano risorse accumulate nel passato, chi entra oggi nel mercato del lavoro incontra maggiori difficoltà ad acquistare una casa, risparmiare e migliorare la propria condizione economica.


 

Il problema non riguarda soltanto il livello delle retribuzioni. Per comprenderlo bisogna risalire alla capacità dell'economia italiana di produrre valore, innovare e mantenere il passo con i Paesi tecnologicamente più avanzati. Quando la produttività ristagna per decenni, anche lo spazio per una crescita sostenibile dei salari si riduce, con conseguenze che si estendono alle scelte familiari e alla possibilità di progettare il futuro.


 

Nell'intervista a FinanceTV, Guido Ascari, economista e coautore con Riccardo Trezzi di Fotografia di un declino, approfondisce questo intreccio tra produttività, reddito e ricchezza. Il ragionamento arriva fino al ruolo crescente dell'eredità e a un secondo paradosso: l'Italia dispone di un importante patrimonio privato, ma una parte del suo risparmio finisce per finanziare imprese e mercati esteri, mentre le aziende innovative italiane incontrano difficoltà nel reperire capitali per crescere.


 

La produttività italiana si è allontanata dalla frontiera tecnologica

Per Ascari, la stagnazione della produttività non può essere ricondotta a una causa isolata. È il risultato di problemi strutturali che si sono accumulati nel tempo e che riguardano, in particolare, la specializzazione del sistema produttivo.


 

Nel libro, il concetto di declino assume un significato preciso: la crescente distanza dalla frontiera tecnologica, cioè dal livello raggiunto dalle economie che continuano a innovare e ad aumentare il valore prodotto attraverso il lavoro.


 

Il confronto con gli Stati Uniti è particolarmente significativo. Nei grafici presentati durante l'intervista, Ascari mostra come la produttività oraria americana abbia continuato a crescere, mentre quella italiana abbia registrato un andamento molto più debole, risultando sostanzialmente ferma dal 2010.


 

Questa divergenza non riguarda soltanto la quantità di beni e servizi prodotti, ma anche la capacità di un'economia di sviluppare attività a maggiore valore aggiunto.

Secondo Ascari, quando un Paese fatica a mantenere il passo con l'innovazione tende a specializzarsi in settori caratterizzati da una crescita più contenuta della produttività. Nell'intervista richiama, tra gli esempi, il turismo e le costruzioni, soffermandosi anche sulle risorse pubbliche destinate agli incentivi edilizi.


 

La questione riguarda l'orientamento complessivo del sistema economico: se gli investimenti non contribuiscono sufficientemente ad aumentare la capacità produttiva e tecnologica, diventa difficile modificare la traiettoria di crescita nel lungo periodo.

Ascari osserva che alcuni di questi problemi riguardano anche altre economie europee e sono stati affrontati nei rapporti Letta e Draghi. In Italia, tuttavia, assumono una dimensione particolarmente pronunciata.


 

Senza crescita dei salari, costruire patrimonio diventa più difficile

Il collegamento tra produttività e salari è centrale nell'analisi di Ascari. Durante l'intervista presenta due serie storiche, relative alla produttività oraria e alla remunerazione reale per ora lavorata, mostrando quanto siano strettamente legate.


 

Il punto è che un'economia incapace di aumentare stabilmente il valore prodotto per ora lavorata dispone di margini limitati per sostenere una crescita duratura delle retribuzioni.

Le conseguenze non si esauriscono nella busta paga. Quando i salari ristagnano, diventa più difficile accantonare risorse, acquistare un'abitazione e costruire progressivamente un patrimonio personale. Si riduce anche la possibilità di programmare scelte economiche che richiedono stabilità e una prospettiva di lungo periodo.


 

Ascari collega questa difficoltà alla stessa trasformazione demografica. L'incertezza sulle prospettive economiche può incidere sulla decisione di avere figli, sul momento in cui diventare genitori e sulla possibilità di realizzare un progetto familiare.

La stagnazione della produttività, quindi, non è soltanto una questione che riguarda le imprese o le statistiche economiche. Attraverso il reddito disponibile e la capacità di accumulazione, finisce per condizionare le opportunità individuali e la formazione della ricchezza delle nuove generazioni.


 

È in questo contesto che Jonathan Figoli introduce una domanda più ampia: in un Paese nel quale diventa difficile costruire patrimonio attraverso il lavoro, quanto finisce per contare la ricchezza della famiglia di provenienza?


 

L'Italia è ricca di patrimonio, ma quanto conta la famiglia di partenza?

Ascari ricorda che la ricchezza privata rappresenta una delle grandi risorse dell'economia italiana. Le famiglie hanno accumulato nel tempo un patrimonio significativo, che contribuisce a compensare, nella posizione patrimoniale complessiva del Paese, il peso dell'elevato debito pubblico.


 

Questa disponibilità di ricchezza convive però con un sistema nel quale il reddito da lavoro è fortemente tassato e la trasmissione ereditaria gode, nel confronto internazionale richiamato dall'economista, di un trattamento fiscale relativamente favorevole.


 

Ascari porta l'esempio della franchigia prevista per i trasferimenti ai figli, confrontando il sistema italiano con quello dei Paesi Bassi, dove vive parte del tempo. Il suo ragionamento non si traduce in una proposta di aumento dell'imposta di successione, ma riguarda gli incentivi economici che orientano i comportamenti di risparmio e accumulazione.


 

Se la ricchezza costruita nel passato può essere conservata e trasferita alle generazioni successive, mentre il reddito corrente cresce poco, il patrimonio familiare assume inevitabilmente un ruolo importante nelle condizioni economiche di partenza.

È qui che il rapporto tra lavoro ed eredità diventa una questione intergenerazionale.

Per un giovane che dispone di risorse familiari, l'accesso alla proprietà immobiliare o la possibilità di affrontare investimenti personali può seguire un percorso diverso rispetto a quello di chi deve costruire tutto attraverso il proprio reddito.


 

L'intervista non quantifica quanto l'eredità pesi oggi rispetto al lavoro nella determinazione delle opportunità individuali. Mette però in evidenza il meccanismo economico che può rafforzarne l'importanza: una ricchezza privata accumulata rilevante, associata a una capacità sempre più debole di generarne di nuova attraverso i salari.


 

La domanda non è quindi soltanto come preservare il patrimonio esistente, ma come rendere nuovamente possibile la sua costruzione attraverso il lavoro e la crescita economica.


 

Il risparmio italiano finanzia anche la crescita degli altri Paesi

L'ultima parte del ragionamento introduce un ulteriore elemento: la destinazione del patrimonio finanziario accumulato dalle famiglie.

Ascari osserva che una parte del risparmio italiano viene affidata a fondi e intermediari che investono prevalentemente sui mercati esteri. È una scelta comprensibile dal punto di vista del singolo risparmiatore, interessato a impiegare il proprio capitale nelle opportunità di investimento disponibili.


 

Ma dal punto di vista dell'economia nazionale emerge un problema: la presenza di una grande ricchezza privata non si traduce automaticamente nella disponibilità di capitali per finanziare imprese innovative italiane.


 

L'economista richiama in particolare le difficoltà del venture capital e del finanziamento delle aziende che devono passare dalla fase iniziale a una dimensione più ampia.

Il caso citato nell'intervista è quello di Bending Spoons, impresa tecnologica italiana che ha fatto ricorso al mercato statunitense per reperire risorse necessarie alla propria crescita.

È un esempio del divario tra capacità di sviluppare iniziative imprenditoriali innovative e disponibilità di un ecosistema finanziario capace di accompagnarle nelle fasi successive.


 

Ascari estende il problema anche alla dimensione europea: il risparmio disponibile prende spesso altre strade, contribuendo a finanziare mercati, imprese e debito pubblico di altri Paesi, mentre il sistema produttivo nazionale incontra difficoltà ad attrarre capitali per investimenti innovativi.


 

Il risultato è un intreccio tra due aspetti del declino: da una parte la difficoltà di aumentare la produttività e generare redditi più elevati, dall'altra quella di indirizzare una quota sufficiente delle risorse disponibili verso attività capaci di sostenere la crescita futura.


 

Per i risparmiatori, questa osservazione non equivale a una conclusione secondo cui investire all'estero sia una scelta sbagliata. Evidenzia piuttosto una questione di sistema: l'Italia dispone di un patrimonio privato importante, ma deve confrontarsi con la capacità della propria economia di offrire opportunità produttive e finanziarie in grado di attrarlo.


 

Il tema del patrimonio familiare torna così al punto di partenza. In un Paese nel quale la ricchezza accumulata continua a essere rilevante, ma la produttività e i salari crescono poco, la trasmissione ereditaria può assumere un peso crescente nelle opportunità delle nuove generazioni.


 

La sfida economica descritta da Ascari riguarda proprio questa relazione: non soltanto conservare e trasferire la ricchezza costruita nel passato, ma ricreare le condizioni perché il lavoro, l'innovazione e gli investimenti possano generarne di nuova.

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