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Economia, mercati e grandi cambiamenti raccontati attraverso le persone che li conoscono.

I giovani hanno più tempo per investire. Perché temono di più il rischio?

27-09-2026 23:03

ProfessioneFinanza

Demografia, Ricchezza e Generazioni, Mercati, Investimenti e Consulenza, Family Economy, giovani, educazione-finanziaria, portafoglio,

I giovani hanno più tempo per investire. Perché temono di più il rischio?

Redditi più bassi, patrimoni familiari tardivi e crisi ripetute rendono i giovani più prudenti proprio quando il tempo potrebbe favorire l’accumulo.

Un giovane che inizia a investire a venticinque anni dispone, almeno teoricamente, di un vantaggio importante: un orizzonte temporale sufficientemente lungo per costruire progressivamente il proprio patrimonio. Eppure, proprio tra le generazioni più giovani, emerge una forte avversione al rischio finanziario. Una contraddizione solo apparente, che racconta molto del rapporto tra reddito, ricchezza e aspettative sul futuro.

 

Per comprenderla non basta richiamare la scarsa educazione finanziaria. Occorre considerare le condizioni economiche nelle quali i giovani si trovano a prendere le prime decisioni di risparmio: disponibilità patrimoniali inferiori rispetto alle generazioni precedenti, trasferimenti ereditari sempre più tardivi e un'esperienza dell'economia segnata da crisi ripetute.

 

Nell'intervista a FinanceTV, Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi, approfondisce questo tema attraverso i risultati dell'Indagine sul Risparmio 2026 – Le tre dimensioni del risparmio: tecnologia, consapevolezza e disciplina, realizzata con Intesa Sanpaolo.

L'analisi mostra perché la prudenza dei giovani non possa essere interpretata semplicemente come una difficoltà a comprendere gli investimenti. Il rapporto con il rischio dipende anche dalle risorse disponibili, dal livello di istruzione e dalle esperienze economiche vissute durante gli anni della formazione.


 

Perché i giovani sono più avversi al rischio finanziario?

La prima spiegazione proposta da Russo riguarda il rapporto tra ricchezza e disponibilità ad assumere rischio.

Le generazioni più giovani dispongono mediamente di redditi e patrimoni inferiori rispetto alle classi di età più avanzate. A questa differenza contribuisce anche il progressivo spostamento in avanti del momento dell'eredità, che ritarda l'accesso alle risorse accumulate dalle generazioni precedenti.

 

Chi possiede meno ricchezza ha generalmente una minore capacità di sostenere eventuali perdite finanziarie. La preferenza per strumenti più sicuri può quindi rappresentare una risposta coerente con le proprie condizioni economiche, anziché una semplice manifestazione di scarsa propensione all'investimento.

 

È un passaggio importante perché modifica la lettura del comportamento finanziario giovanile. Il fatto di avere davanti molti anni non significa automaticamente disporre delle risorse necessarie per affrontare le oscillazioni dei mercati.

 

Russo distingue così la disponibilità teorica di un lungo orizzonte temporale dalla capacità concreta di utilizzarlo. Il tempo rappresenta una risorsa, ma il suo valore dipende anche dalla possibilità di accantonare capitale e dalla solidità economica dalla quale si parte.

 

Questa relazione introduce una dimensione intergenerazionale: chi può contare su un patrimonio familiare dispone di condizioni di partenza differenti rispetto a chi deve costruire interamente il proprio risparmio attraverso il reddito da lavoro.


 

Reddito e istruzione influenzano il modo di investire

L'indagine evidenzia che la diffusione di comportamenti finanziari più evoluti non dipende esclusivamente dall'età. Russo sottolinea l'importanza della combinazione tra età, reddito e livello di istruzione.

 

Anche tra i giovani si osserva un progressivo interesse verso strumenti orientati all'accumulo di lungo periodo, come i fondi pensione e i piani di accumulo. La loro diffusione, tuttavia, è collegata alle condizioni economiche e alle competenze individuali.

 

Non tutti i giovani dispongono dello stesso reddito e non tutti hanno ricevuto una formazione finanziaria adeguata. Le conoscenze necessarie per comprendere il valore del tempo, il funzionamento dell'interesse composto e le caratteristiche degli strumenti di investimento restano distribuite in modo disomogeneo.

 

Russo ricorda che l'educazione finanziaria è entrata soltanto recentemente nei programmi scolastici. In passato, una parte rilevante di queste competenze veniva acquisita prevalentemente attraverso percorsi di studio economici o esperienze professionali specifiche.

 

Per chi non aveva seguito questi percorsi, concetti fondamentali per la gestione del risparmio potevano rimanere sostanzialmente sconosciuti.

Il problema non riguarda quindi soltanto la disponibilità delle informazioni finanziarie, ma la capacità di comprenderle e utilizzarle nel momento in cui si devono prendere decisioni economiche.

 

Una maggiore educazione finanziaria può contribuire a costruire questa capacità, ma deve confrontarsi con le differenze di reddito e patrimonio che condizionano concretamente le possibilità di investimento.


 

Una generazione cresciuta attraverso crisi ripetute

C'è poi una terza dimensione che Russo considera particolarmente importante: l'esperienza economica vissuta dalle generazioni più giovani.

Chi oggi ha meno di trentacinque anni ha attraversato una successione di crisi durante gli anni nei quali ha iniziato a studiare, lavorare, percepire un reddito e costruire le proprie aspettative sul futuro.

 

Nell'intervista vengono richiamate la crisi finanziaria del 2009, quella dei debiti sovrani, la pandemia e la guerra in Ucraina. Eventi diversi, ma capaci di influenzare profondamente il modo in cui una generazione percepisce la stabilità economica.

 

Russo parla di vere e proprie cicatrici cognitive: esperienze che contribuiscono a rendere il futuro più incerto e la pianificazione più difficile.

Per chi ha iniziato la propria vita economica in questo contesto, i mercati finanziari possono apparire soprattutto come luoghi caratterizzati da volatilità, oscillazioni e improvvisi cambiamenti delle condizioni generali.

 

Il confronto con le generazioni precedenti è significativo. Russo richiama l'esperienza dei baby boomer, che hanno attraversato periodi più lunghi di crescita economica e incremento medio dei redditi, intervallati da crisi relativamente meno frequenti.

Le nuove generazioni hanno invece maturato le proprie aspettative in un ambiente nel quale l'incertezza si è ripresentata più volte.

 

Questo non significa che siano necessariamente meno preparate o meno razionali. Significa che il loro rapporto con il rischio si forma attraverso esperienze differenti, che possono rafforzare la preferenza per sicurezza e liquidità.

La stessa scelta finanziaria può quindi assumere significati diversi a seconda delle condizioni economiche e della storia personale di chi la compie.


 

ll tempo è una risorsa che non può essere recuperata

La parte conclusiva del ragionamento introduce il paradosso più rilevante per la costruzione del patrimonio.

Proprio i giovani, che dispongono mediamente di redditi inferiori rispetto alle generazioni più mature, sono anche coloro che possono utilizzare un orizzonte temporale più lungo per accumulare capitale.

 

Russo richiama il ruolo dell'interesse composto: quando i rendimenti vengono reinvestiti, il tempo può contribuire in maniera significativa alla crescita del risparmio. Un periodo di quarant'anni offre possibilità differenti rispetto a uno di trenta o vent'anni.

 

Ma il tempo trascorso non può essere recuperato. Se la consapevolezza dei bisogni previdenziali arriva soltanto in una fase avanzata della vita lavorativa, l'orizzonte disponibile per costruire le risorse necessarie si riduce.

È proprio questa considerazione a rendere particolarmente importante l'educazione finanziaria delle nuove generazioni.

 

Non si tratta di incoraggiare indiscriminatamente l'assunzione di rischio, né di considerare la prudenza un comportamento sbagliato. L'obiettivo è permettere alle persone di comprendere il rapporto tra rischio, rendimento, disponibilità economica e orizzonte temporale, così da prendere decisioni coerenti con i propri bisogni futuri.


Per la consulenza finanziaria, l'analisi suggerisce anche la necessità di considerare le caratteristiche specifiche delle diverse generazioni. Un giovane con risorse limitate e una storia economica segnata dall'incertezza non può essere interpretato soltanto attraverso la sua età anagrafica e il numero di anni che lo separano dal pensionamento.


La pianificazione deve confrontarsi con la sua capacità di risparmio, il patrimonio disponibile, le conoscenze finanziarie e la percezione del rischio maturata attraverso l'esperienza.

 

L'Indagine sul Risparmio 2026 evidenzia così una questione che va oltre le preferenze di investimento: le generazioni che avrebbero più tempo per costruire il proprio patrimonio sono anche quelle che incontrano maggiori difficoltà economiche e psicologiche nell'utilizzarlo.

 

Ridurre questa distanza significa aiutare i giovani a trasformare il tempo disponibile in una risorsa effettiva, prima che il rinvio delle decisioni finanziarie renda più difficile affrontare i bisogni della vita futura.

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