Vivere più a lungo è una conquista, ma significa anche dover finanziare una fase della vita che può estendersi per molti anni oltre la fine dell'attività lavorativa. Pensione, spese sanitarie, assistenza e possibile perdita dell'autosufficienza diventano così componenti sempre più importanti della pianificazione economica familiare.
L'Italia presenta però un paradosso: è un Paese caratterizzato da una forte presenza della proprietà immobiliare e da una longevità elevata, ma nel quale gli strumenti di previdenza complementare e protezione assicurativa risultano ancora relativamente poco diffusi. Le famiglie possiedono patrimonio, senza necessariamente aver predisposto le risorse e le coperture necessarie per affrontare i bisogni della vecchiaia.
Nell'intervista a FinanceTV, Giuseppe Russo, direttore del Centro Einaudi, approfondisce questa contraddizione attraverso i risultati dell'Indagine sul Risparmio 2026 – Le tre dimensioni del risparmio: tecnologia, consapevolezza e disciplina, realizzata con Intesa Sanpaolo.
Il problema riguarda tanto la composizione della ricchezza quanto la percezione dei rischi futuri: possedere una casa non equivale automaticamente a disporre del reddito necessario per finanziare una lunga vecchiaia.
La longevità aumenta, ma la protezione resta insufficiente
Il sistema italiano di protezione sociale ha storicamente garantito una copertura pubblica dei bisogni pensionistici e sanitari. Secondo Russo, questa caratteristica ha contribuito a limitare la diffusione di strumenti integrativi rispetto ad altri Paesi europei.
Per lungo tempo, infatti, la possibilità di fare affidamento sulla pensione pubblica e sul sistema sanitario ha ridotto la percezione della necessità di costruire forme aggiuntive di protezione individuale.
Oggi, tuttavia, questa impostazione deve confrontarsi con una trasformazione demografica profonda. L'Italia presenta livelli di invecchiamento e longevità elevati, mentre la durata della vita successiva al pensionamento rende sempre più importante considerare le esigenze economiche che potrebbero manifestarsi negli anni più avanzati.
Russo richiama proprio questa contraddizione: il Paese mostra una diffusione relativamente limitata delle coperture integrative nonostante una struttura demografica che rende particolarmente rilevanti i bisogni di assistenza e protezione.
A complicare ulteriormente il quadro contribuisce il modello familiare italiano, nel quale una parte significativa dell'assistenza è stata tradizionalmente garantita dai parenti. La solidarietà interna alle famiglie ha svolto una funzione importante, ma la progressiva riduzione della loro dimensione rende questa risorsa meno disponibile rispetto al passato.
Le necessità assistenziali possono quindi aumentare proprio mentre diminuisce il numero delle persone sulle quali fare affidamento.
La questione non è soltanto quanto reddito si riceverà durante la pensione, ma anche quali strumenti saranno disponibili nel momento in cui si manifesteranno esigenze sanitarie o assistenziali non sostenibili autonomamente.
Le coperture sono più diffuse tra chi dispone già di maggiore ricchezza
L'indagine evidenzia un ulteriore elemento: la protezione assicurativa non risulta distribuita necessariamente in funzione dell'esposizione al bisogno.
Russo osserva che a sottoscrivere maggiormente strumenti di previdenza integrativa, coperture sanitarie e assicurazioni sono soprattutto le persone che dispongono già di redditi e patrimoni più elevati. Si tratta quindi di famiglie che possono contare anche su risorse accantonate, mentre quelle economicamente più fragili risultano meno protette.
La conseguenza è un disallineamento tra bisogno potenziale e disponibilità degli strumenti di protezione. Chi possiede meno risorse potrebbe essere maggiormente esposto alle conseguenze economiche di una lunga fase di assistenza, ma incontra anche maggiori difficoltà nel sostenere il costo delle coperture.
La domanda di protezione finisce così per essere collegata più alla disponibilità di reddito che all'effettiva necessità di tutelarsi.
È un problema rilevante anche per la consulenza finanziaria, perché mostra come la pianificazione della longevità non possa essere considerata soltanto una questione di rendimento del patrimonio accumulato. Occorre valutare la capacità delle risorse disponibili di rispondere a bisogni che possono cambiare nel tempo e diventare particolarmente onerosi nelle fasi più avanzate della vita.
In questo contesto, il patrimonio immobiliare assume un ruolo centrale. Per molte famiglie italiane la casa rappresenta una delle principali componenti della ricchezza, ma la sua presenza non garantisce automaticamente la disponibilità finanziaria necessaria per affrontare spese assistenziali prolungate.
La casa può diventare uno strumento per finanziare la vecchiaia?
Una delle questioni più interessanti affrontate da Russo riguarda la possibilità di utilizzare il patrimonio immobiliare per integrare il reddito durante la pensione.
Gli strumenti giuridici esistono. Nell'intervista vengono richiamate, tra le possibilità, la cessione della nuda proprietà e le soluzioni che consentono di trasformare il valore dell'abitazione in una rendita integrativa.
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto la disponibilità tecnica di questi strumenti. Riguarda soprattutto la loro conoscenza e la disponibilità culturale a utilizzarli.
Secondo Russo, una parte rilevante dei risparmiatori non conosce adeguatamente le opportunità già esistenti. La scarsa consapevolezza interessa persino strumenti relativamente consolidati: oltre il 60% del campione dichiara di non conoscere i vantaggi fiscali collegati alla previdenza complementare.
Quando il ragionamento si sposta sulla casa, emerge poi una resistenza ancora più significativa.
Soltanto una quota indicativamente compresa tra il 4% e il 5% dei risparmiatori sarebbe disposta a rinunciare alla piena proprietà dell'immobile per trasformarne il valore in risorse utilizzabili per i propri bisogni.
La maggioranza preferirebbe ricavare eventualmente un reddito dalla casa, continuando però a conservarne la proprietà.
È un orientamento comprensibile alla luce del valore economico e familiare attribuito all'abitazione. La casa rappresenta sicurezza, continuità e spesso anche il patrimonio che si desidera trasmettere ai figli.
Ma questa preferenza introduce una tensione: mantenere intatta la proprietà immobiliare richiede che le spese della longevità possano essere sostenute attraverso altre risorse.
Se queste non sono sufficienti, il patrimonio può risultare elevato sulla carta senza essere facilmente utilizzabile nel momento del bisogno.
Il rischio più sottovalutato è quello delle spese future
Nella parte conclusiva dell'estratto, Russo individua tre dimensioni che si intrecciano: la scarsa conoscenza degli strumenti finanziari e previdenziali, la forte preferenza per il mantenimento della proprietà immobiliare e la limitata consapevolezza dei rischi economici legati alla longevità.
Quest'ultimo elemento è particolarmente significativo.
I risparmiatori mostrano una percezione elevata dell'incertezza relativa ai redditi futuri. Sono quindi consapevoli della possibilità che le entrate economiche possano cambiare o risultare insufficienti.
La stessa attenzione, tuttavia, non viene riservata alle uscite. Le possibili spese legate all'allungamento della vita tendono a essere sottostimate, nonostante possano incidere in modo importante sull'equilibrio finanziario individuale e familiare.
Si crea così una distanza tra la percezione dei rischi e la reale capacità di prepararsi ad affrontarli. La disponibilità di risparmio e il possesso della casa possono generare una sensazione di sicurezza che non coincide necessariamente con un'adeguata pianificazione delle esigenze future.
Per Russo, il problema non può essere affrontato intervenendo su un solo elemento. La maggiore diffusione delle coperture, la conoscenza degli strumenti disponibili e la consapevolezza dei bisogni della lunga vita devono essere considerate insieme.
È un cambiamento che riguarda anche il significato stesso della pianificazione patrimoniale. In una società più longeva, conservare la ricchezza non basta: diventa importante comprenderne la funzione nelle diverse fasi della vita, distinguendo il patrimonio destinato alla trasmissione ereditaria dalle risorse necessarie per mantenere autonomia e sicurezza economica.
La questione che emerge dall'Indagine sul Risparmio 2026 è quindi più ampia della semplice disponibilità di capitale. Riguarda la capacità delle famiglie di trasformare la ricchezza accumulata in una protezione effettiva, senza dare per scontato che la proprietà immobiliare, la pensione pubblica o l'assistenza dei familiari possano rispondere da sole a tutti i bisogni della longevità.




