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Economia e Dintorni

Crisi demografica e pensioni: quale futuro per l’Italia, paese di vecchi?

Il nostro sistema pensionistico può far fronte all’invecchiamento della popolazione?

L’Europa è un continente ingrigito. L’Italia, un Paese di vecchi. Nove delle dieci nazioni con la più grande popolazione di ultrasessantacinquenni al mondo si trovano in Europa. I sistemi pensionistici del continente possono far fronte ad una crisi demografica se una forza lavoro in calo sostiene una coorte in continua crescita di pensionati anziani? Si tratta davvero di trovare un equilibrio tra ciò che è adeguato in termini di reddito e ciò che è sostenibile.

L’emergenza demografica dovrebbe essere prioritaria nell’agenda politica dei governi. Se i costi per le pensioni, così come gli altri costi del welfare, stanno diventano insostenibili, l’Europa non potrà essere competitiva. Il modo migliore per mettere i sistemi pensionistici su una base sostenibile è cercare di invertire l’attuale tendenza demografica.

La sostenibilità delle finanze pubbliche

Se la vita media si sta allungando e l’Italia è tra i Paesi più longevi del mondo – e questo è senz’altro qualcosa di cui felicitarsi – , forse occorrerebbe riflettere anche su ciò che questo significa in termini di gestione del welfare e del sistema pensionistico.

La popolazione italiana sta infatti inesorabilmente invecchiando. La crisi demografica peserà sempre di più sul futuro di un Paese dove si nasce sempre meno e impatterà in modo preoccupante sulla sostenibilità del sistema pensionistico e di Welfare.

Per la sostenibilità del sistema è, banalmente, indispensabile che nascano più bambini e che ci siano più persone occupate che paghino i contributi. Inevitabilmente i temi chiave su cui è necessario spostare l’attenzione sono le donne, una leva essenziale per aumentare il gettito contributivo e, contestualmente il tasso di fecondità, le politiche a sostegno dell’occupazione e della famiglia e l’immigrazione.

Il ministro del Lavoro, Elvira Calderone in un messaggio inviato all’Osservatorio del Welfare di Luiss Business School ha sottolineato che “occorre operare una approfondita e organica revisione dei meccanismi di funzionamento del sistema pensionistico, da un lato, e migliorare la struttura del mercato del lavoro, dall’altro. Solo cosi’ potremo scongiurare i conflitti generazionali”.

Questo è qualcosa che deve essere affrontato con urgenza. Con una popolazione anziana è molto più difficile avere un’economia in crescita e, naturalmente, le sfide per le finanze pubbliche sono decisamente maggiori quando il rapporto tra persone che lavorano e persone che sono in pensione si deteriora molto rapidamente.

Italia, Paese di pensionati

Se il welfare pubblico non basta più, la previdenza complementare – per chi può permettersela – rappresenta ad oggi uno strumento di risparmio con cui integrare la pensione pubblica, e rappresenta un primo argine per i lavoratori. Ma non può bastare – auspicando che in futuro posso rappresentare una forma di autotutela appannaggio di tutti – e non può considerarsi la cura a tutti i mali del sistema.

I nostri sistemi pensionistici possono far fronte all’invecchiamento della popolazione? A cosa è destinato un Paese in cui non si trovano lavoratori perché semplicemente non esiste una fetta sufficiente di popolazione attiva a coprire la richiesta? Quale sarò il futuro dell’Italia, Paese di vecchi e Paese di pensionati? 

La sfida è far ripartire la natalità. Se ci saranno sempre più anziani e meno giovani crollerà il PIL – diminuirà quindi la ricchezza – e con esso il sistema pensionistico ed il sistema di welfare.

L’Europa giocherà un ruolo fondamentale in tutto questo. Serve un approccio europeo all’immigrazione e alla mobilità del lavoro, così come spetta all’Europa mettere in atto politiche concrete con obiettivi condivisi e concreti.