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Economia e Dintorni

Il mondo che ci aspetta

Tom Standage, Vicedirettore dell’Economist, ha recentemente offerto sulle colonne del noto settimanale inglese, un’anteprima di “The World Ahead”, la sua pubblicazione annuale dedicata alle previsioni sugli scenari futuri, in cui delinea un interessante quadro dei trend che impatteranno sul piano globale nel corso del prossimo anno.

Una puntuale panoramica di fatti e fenomeni da tener d’occhio per comprendere l’evoluzione che il mondo sta affrontando a una velocità quanto mai sostenuta. Tra gli elementi portati alla nostra attenzione da Standage figura, in primis, il gran numero di tornate elettorali che si verificheranno in tutto il mondo nel 2024. In totale saranno 70 e si svolgeranno in Paesi che ospitano circa 4,2 miliardi di persone, per la prima volta più della metà della popolazione globale. Tuttavia, secondo Standage, non si tratta necessariamente di un indicatore del buono stato di salute della democrazia mondiale: molte elezioni non saranno né libere, né corrette.

Un altro importante turning point sarà quello legato alla scelta globale dell’America. Gli elettori, e i tribunali, infatti, daranno il loro verdetto su Donald Trump, che ha una possibilità su tre di riconquistare la presidenza. Il risultato, in base alle previsioni di Tom Standage, potrebbe dipendere da poche decine di migliaia di voti in una manciata di stati che saranno decisivi. Ma le conseguenze potrebbero essere globali, influenzando tutto, dalla politica climatica, al supporto militare all’Ucraina. Infatti, la manipolazione delle elezioni in Russia potrebbe significare che il destino di Vladimir Putin dipende più dagli elettori americani che da quelli russi.

Sul fronte europeo, allo stesso tempo, continua il conflitto russo-ucraino che implica il protrarsi del sostegno militare ed economico necessario per una lunga lotta, tracciando, allo stesso tempo, la strada verso l’adesione ucraina all’UE. Riflettori inevitabilmente accesi anche sul Medio Oriente con il fronte israelo-palestinese dove l’attacco di Hamas contro Israele e la rappresaglia di quest’ultimo contro Gaza, hanno sconvolto la regione e messo fine all’idea che il mondo potesse continuare a ignorare la situazione dei palestinesi. Standage si chiede se il conflitto regionale allargherà i suoi confini, o se emergerà una nuova possibilità di pace. Un dilemma cruciale che per il momento resta aperto. 

In sostanza un “disordine multipolare”, come lo definisce il Vicedirettore dell’Economist, in cui il piano dell’America di spostarsi verso l’Asia e concentrarsi di più sulla sua rivalità con una Cina in ascesa, è stato bloccato dalla guerra in Ucraina e ora da Gaza. Anche la Russia è distratta e sta perdendo influenza. I conflitti congelati si stanno sciogliendo e le guerre fredde locali si stanno riscaldando in tutto il mondo. Parallelamente l’instabilità nel Sahel sta aumentando. Il mondo si sta preparando a maggiori conflitti ora che il “momento unipolare” dell’America è finito.

Lo scenario che traccia l’autorevole giornalista, è sostanzialmente quello di una seconda guerra fredda. Con il rallentamento della crescita cinese, infatti, le tensioni aumenteranno su Taiwan e l’America continuerà a limitare l’accesso dell’Impero del Sol Levante alle tecnologie avanzate. Standage afferma che le aziende occidentali che cercheranno di ridurre la dipendenza delle loro catene di approvvigionamento dalla Cina, troveranno molto più facile dirlo che farlo. Nel frattempo, entrambi i blocchi cercheranno di conquistare i “Paesi intermedi” del sud globale, soprattutto per le loro risorse verdi.

Tra le previsioni di “The World Ahead” rientra anche quella di una nuova geografia energetica. La transizione verso le energie pulite sta creando nuovi superpoteri verdi e ridisegnando la mappa delle risorse energetiche. Litio, rame e nichel hanno molto più valore, mentre petrolio e gas, e le regioni che dominano il loro approvvigionamento, ne hanno di meno. La competizione per le risorse verdi sta ridefinendo la geopolitica e il commercio e sta modificando il rapporto di forza tra i Paesi.

Da sottolineare la tendenza che, a parere di Standage, rappresenterebbe un “contraccolpo verde” in corso tra gli elettori che considerano le politiche a favore del clima una cospirazione elitaria contro la gente comune.

Sul fronte dell’incertezza economica, l’autore della pubblicazione rileva come le economie occidentali abbiano performato meglio del previsto nel 2023, ma che, nonostante ciò, non siano ancora fuori dal tunnel. I tassi d’interesse rimarranno “più alti, per più tempo”, saranno dolorosi sia per le aziende che per i consumatori, anche se si eviteranno le tanto agognate recessioni. Un punto d’attenzione viene riservato alle banche e alla loro esposizione al settore immobiliare commerciale, dove le cose potrebbero mettersi male. La Cina potrebbe cadere nella deflazione.

L’espansione dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite non poteva passare inosservata nei trend 2024. Le imprese stanno adottando questa tecnologia, i regolatori stanno cercando di gestirla e gli esperti continuano a perfezionarla. Il dibattito si farà più acceso riguardo al modo migliore di regolare l’AI e se le discussioni sul “rischio esistenziale” siano una distrazione che favorisce coloro che attualmente detengono  il potere. Allo stesso tempo ci saranno ancora scoperte sorprendenti di utilizzi imprevisti e altrettanti abusi. Le preoccupazioni sull’impatto dell’AI sui posti di lavoro e sul potenziale di interferenza nelle elezioni sono diffuse. Resta il suo impatto più rilevante: una programmazione sempre più veloce.

Infine, sulle prospettive di unità mondiali, sagacemente Standage sostiene che, forse, le differenze ideologiche saranno messe da parte mentre il mondo nel 2024 assisterà alle Olimpiadi di Parigi, al giro della Luna da parte degli astronauti e alla Coppa del Mondo di cricket maschile t20. Ma è altrettanto probabile che coloro che sperano in una certa unità globale dovranno ricredersi.

Fonte: www.economist.com/the-world-ahead/2023/11/06/tom-standages-ten-trends-to-watch-in-2024