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La convergenza tra banche, compagnie assicurative e asset manager

Le linee strategiche attraverso le quali gli istituti finanziari si stanno muovendo sono:

• creazione di nuovi gruppi finanziari globali;
• convergenza tra il business assicurativo e quello bancario/finanziario;
• investimenti e attenzione nell’asset management.

In un mondo globale anche la competizione è globale. La velocità  di circolazione delle informazioni e del denaro hanno aperto a tutti la finestra sul mondo. Chiunque può investire ovunque: le barriere nazionali rappresentano solo un retaggio storico e culturale. Il mercato finanziario mondiale è il palcoscenico delle nuove tragedie e dei nuovi successi strategici. La crisi dei mercati finanziari ha un impatto impietoso sulle singole realtà aziendali. Il concetto di “colosso” può divenire fuorviante.

In questo mercato sopravvive solo chi ha la consapevolezza del continuo cambiamento in atto. La dimensione è rilevante ma non assicura la sopravvivenza.
Essere contendibili ha un impatto emotivo enorme. Si vive in un senso di precarietà costruttiva che si traduce in uno stimolo a raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. La cultura del valore è l’arma per superare la precarietà emotiva. Il vecchio price book value torna di moda: occorre essere così  bravi che si diventa “normalmente” cari nelle quotazioni per scoraggiare eventuali raider. La cultura del valore deve essere associata a quella del cliente, il vero patrimonio dei gruppi finanziari.
Vincere la sfida nella globalizzazione è molto difficile ma non impossibile.
Alla cultura del valore e alla visione customer centric dell’azienda, occorre affiancare una flessibilità operativa e organizzativa che consenta di reagire velocemente agli attacchi della coerenza. Si tratta dunque di un fenomeno molto più profondo del semplice lancio di un nuovo conto corrente nel tentativo di battere la concorrenza: tutto ciò presuppone che l’azienda, nella sua globalità, sia impegnata nel raggiungere l’obiettivo principale: la soddisfazione del cliente e quindi dei propri azionisti. Le nuove strutture divisionali, coordinate da un corporate center, vanno in questa direzione.
In campo internazionale già ci sono molti gruppi  che hanno sperimentato la convergenza tra il mercato assicurativo e quello finanziario in senso stretto.

Anche in Italia vi sono casi interessanti, per esempio Fideraum e Mediolanum, due realtà che hanno sfruttato la potenzialità della tecnologia come canale complementare a quelli tradizionali e che si sono specializzati nell’offerta di prodotti a contenuto finanziario ed assicurativo. I grandi gruppi bancari negli ultimi dodici mesi hanno posto grande attenzione alla segmentazione interna della loro clientela.
La pressione sui margini unitari dei singoli prodotti, diretta conseguenza sia della maggiore competizione, sia della maggiore consapevolezza della clientela, ha portato le banche a concentrarsi sulla fascia di clientela, il bene più prezioso. In questa rifocalizzazione delle strategie e dell’attenzione rientrano gli investimenti nel segmento private. Il private banking, dopo anni di ritardo, assume un nuovo ruolo nell’ambito dell’offerta complessiva dei gruppi bancari nazionali. Ma è vero private banking? Vi è il know how per competere con i gruppi internazionali?