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Il caso della settimana

La corsa del petrolio

Ormai l’ascesa del prezzo del petrolio è inarrestabile. Giorno dopo giorno “l’oro nero” aumenta facendo vacillare le borse mondiali. Oggi, o almeno fino a questa mattina, un barile di petrolio costa 123,93 dollari. Sembra proprio che si stia lentamente andando a verificare la previsione di Goldman Sachs, cioè un costo del petrolio che entro l’anno arriverebbe a 200 dollari al barile. Tutto ciò ha fatto si che  la benzina e il gasolio nel nostro paese arrivassero a prezzi record: 1,472 euro al litro la verde e 1,455 euro al litro il gasolio. Solo le pompe di benzina AGIP hanno tentato di abbassare il costo record di verde e gasolio, ritoccando il costo di 2,5 centesimi al litro. Come se ciò non bastasse questi aumenti porteranno dei forti rincari, per quanto concerne le bollette di luce e gas. I primi riscontri in questo senso gli italiani li hanno potuti vedere già dal mese di Aprile dove le tariffe hanno avuto un aumento del 3,9% per l’elettricità e 4,1% per il gas, portando un aumento di 17 euro l’anno per la luce e 40 euro l’anno per il gas. Tali dati però sono suscettibili di mutazioni continue come ha già denunciato l’Associazione dei Consumatori. In tutto questo turbiion gli ambientalisti sostengono che tali rincari sono positivi, perché permettono di poter sviluppare energie alternative che siano rispettose dell’ambiente e che siano meno dannose anche per l’uomo.
La domanda che tutti si pongono è come si possa fermare questa corsa all’aumento del petrolio. Ma soprattutto quali sono i motivi “reali” di tale crescita. Naturalmente la verità è difficile da scovare, ma noi cercheremo di dare un quadro più chiaro possibile.

Per quanto riguarda il costante aumento del petrolio, i fattori determinanti sono senza ombra di dubbio due: il fattore geo-politico e il mercato.
 Difatti le riserve gas naturale sono collocate, per due terzi in Medio Oriente e un terzo nell’Unione Sovietica. Per quanto riguarda il petrolio, invece, due terzi dei giacimenti si trovano in Medio Oriente, il rimanente un terzo di produzione di petrolio è prodotto in altri paesi come Venezuela, Algeria, Libia e Indonesia che hanno formato insieme ad altri un “cartello”, il noto OPEC. Proprio all’interno dell’OPEC si stabiliscono degli accordi con l’obiettivo di regolare l’estrazione e il prezzo del greggio, in modo tale da ottenere un guadagno sempre elevato e soprattutto costante. Naturalmente la politica dell’OPEC è chiara: ottenere il massimo da una fonte di energia che non è eterna potendo così evitare che la forbice che li distanzia dai paesi Occidentali aumenti.
L’altro fattore che porta all’ aumento del petrolio è sicuramente quello collegato al mercato. Possiamo con una terminologia semplicistica, ricollegare tale concetto allo schema “della domanda e dell’offerta” che poi è il perno della nostra economia. Certo è che questo schema ha avuto una impennata dalla metà degli anni 80’ in poi per diversi motivi. In primis possiamo citare la fine delle politiche di risparmio( in Italia denominate “austerity”), in secundis la guerra Iraq-Iran e la fine dell’Unione Sovietica. Tutto ciò ha portato ad un aumento sconsiderato dell’uso di petrolio e quindi di conseguenza è aumentata la domanda, anche se si è fatto fatica a scoprire nuovi giacimenti, ma nonostante ciò Nordamerica ed Europa hanno aumentato il loro consumo senza tenere d’occhio i prezzi.
Ovviamente se nel mondo il prezzo del petrolio è elevato in Italia lo è sempre un po’ di più rispetto agli altri paesi.. La spiegazione è semplice, il prezzo del greggio viene maggiorato dal nostro Governo con le accise che non sono altro che tasse che vengono applicate ad ogni litro di carburante. Proprio per questo le Associazioni dei Consumatori hanno chiesto all’Authority per l’energia di prevedere delle misure che evitino il rincaro “selvaggio” delle bollette. Tanto è vero che Federconsumatori ha stimato intorno a 600 euro il costo in più all’anno per ogni famiglia. L’Adusbef ha chiesto uno sgravo fiscale dei 1.500 euro per le famiglie a basso reddito e per i pensionati. Ma il problema reale è quello delle accise. Le associazioni dei consumatori chiedono al Governo un taglio netto delle tasse che possa finalmente alleggerire le bollette di luce e gas. Lo stesso presidente dell’Unione petrolifera italiana, Pasquale De Vita, ha sottolineato come la situazione sia in continua evoluzione senza però giustificare il rincaro dei prezzi. In questo senso è intervenuto il neo Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che  ha affermato che è al vaglio del nuovo Governo una serie di misure volte alla diminuzione e “calmerizazzione” del prezzo della benzina.  Per ora solo l’AGIP viene incontro ai consumatori, diminuendo di 2,5 centesimi a litro il costo della benzina.

Come se tutto ciò non bastasse un recente studio ha asserito come le emissioni globali di anidride carbonica da qui al 2030 raddoppieranno e come nel 2011 addirittura triplicheranno. Tutto ciò naturalmente andrà a minare ancor di più il nostro ambiente con ripercussioni catastrofiche. Proprio per tale motivo gli ambientalisti si mostrano come gli unici “felici” per tali aumenti. Secondo molti studiosi il caro-petrolio permette di poter sviluppare una serie di metodi alternativi per produrre energia, come ad esempio l’energia eolica, solare o idrica. Basti pensare agli incentivi che il nostro Governo fornisce a chi installa dei pannelli solari nelle proprie abitazioni, anche se bisogna sottolineare che il costo complessivo viene ammortizzato in un periodo di 15 anni. Per altri, invece, l’aumento del petrolio ha portato ad una riscoperta dell’uranio. Difatti con il caro petrolio si è resa necessaria la ricerca di alternative ai combustibili fossili, ma le fonti alternative (come l’energia eolica) non possono essere sfruttate facilmente per sostituire la dipendenza del petrolio. In questo senso l’uranio appare un fonte appetibile. Basti pensare che negli ultimi tre mesi il prezzo delle azioni dei produttori di uranio è fortemente salito. Però ci sono ancora dei dubbi su tale fonte, sia da un punto di vista scientifico che di sicurezza, ma nulla vieta di pensare che nei prossimi anni si possa arrivare ad una chiarificazione su tale fonte di energia.
Quanto detto  sottolinea come ormai il petrolio sia destinato a crescere senza freno, l’unica possibilità è quella di cercare, attraverso politiche nazionali, di attutire l’impatto che tali aumenti generano sulla popolazione. In alcuni Stati europei (Svizzera) lo Stato è andato incontro ai cittadini tagliando i costi superflui. In Italia tale provvedimento sembra difficile da raggiungere, nonostante le ultime dichiarazioni, visto che lo Stato dalle tasse sul petrolio riceve un enorme gettito. Speriamo che al più presto l’Unione Europea intervenga regolamentando la situazione  garantendo un controllo costante e preciso sugli aumenti, cercando di uniformare quanto più possibile il prezzo del greggio creando un vero e proprio “prezzo europeo” del petrolio.