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Economia e Dintorni

La Fed : Altro passo verso un nuovo intervento di politica monetaria

I dati macroeconomici, ancora coerenti con una ripresa, se pure lenta e l’ampia spaccatura nel FOMC, rendono probabile una fase di attesa prima di qualsiasi nuova svolta di politica monetaria.

POSSIBILE INTERVENTO – La Fed ha fatto un altro passo verso un nuovo intervento di politica monetaria quantitativa, sottolineando i rischi di un’inflazione al di sotto del livello coerente con il proprio mandato di massima occupazione e stabilità dei prezzi. L’annuncio di un nuovo programma di acquisto titoli si fa più probabile, e potrebbe arrivare già alla riunione di novembre. Gli effetti sull’economia di ulteriore stimolo quantitativo sono dubbi; il vero beneficiario sarà il Tesoro USA.

La riunione del FOMC ha segnalato un aumento di preoccupazione per lo scenario macroeconomico americano, aprendo la porta per nuovi interventi di stimolo quantitativo in un futuro non troppo lontano. Nel comunicato si indica che il ritmo della ripresa ha rallentato, come già detto ad agosto, ma si aggiunge un nuovo elemento legato al giudizio sull’inflazione. Secondo il FOMC, «le misure di inflazione sottostante sono attualmente un po’ al di sotto di quelle che il Comitato giudica più coerenti, su un orizzonte più lungo, con il mandato di promuovere la massima occupazione e la stabilità dei prezzi». Il «sostanziale» ammontare di risorse inutilizzato manterrà pressioni verso il basso sull’inflazione prima che possa tornare sui livelli desiderati, coerenti con la stabilità dei prezzi.

LA DISINFLAZIONE – L’aumento di preoccupazione della Fed per l’eccessiva disinflazione o, implicitamente, per rischi di deflazione è in parte sorprendente alla luce dei dati recenti sui prezzi. E’ vero che il CPI core è allo 0,9% a/a da due mesi e si è dimezzato dall’1,8% a/a di dicembre 2009, tuttavia la tendenza verso il basso di gran parte dei capitoli si sta riducendo e, in diversi casi, invertendo. Le varie misure di inflazione core (mediana, media troncata, PCE core, CPI core) si sono stabilizzate da aprile ad agosto, se pure su livelli molto bassi. I dati del PPI e dei prezzi all’import indicano pressioni verso l’alto in arrivo sugli alimentari e un’interruzione del trend in calo dei prezzi dalla Cina, dall’UE e dall’America Latina. Anche la componente più disinflazionistica del CPI, l’abitazione, da alcuni mesi sta dando segnali di stabilizzazione. Le aspettative di inflazione implicite nei prezzi di mercato sono risalite dai minimi di agosto (5 anni 5 anni forward a 2,7% dal minimo recente di 2,2% a metà agosto, inflazione di breakeven a 10 anni a 1,8%, da 1,5% di agosto). La Survey of Professional Forecasters mostra una revisione verso il basso delle previsioni a breve e a medio-lungo termine, ma vede una stabilizzazione dell’inflazione nel breve e una risalita verso la «normalità» dal 2011 in poi.

NUOVI STIMOLI – Nonostante queste informazioni dai dati, il comunicato sottolinea il punto che unisce anche i «dissenzienti silenziosi» della riunione di agosto sulle posizioni di Bernanke: nuove misure di stimolo possono essere accettate dalla maggioranza del Comitato, se giustificate dal timore di deflazione. Nel paragrafo che riguarda la strategia di politica monetaria si reitera la politica adottata ad agosto di reinvestimento dei proventi di rimborsi e scadenze nel portafoglio titoli. Per le decisioni future le parole cambiano: il Comitato «è pronto a offrire stimolo addizionale se necessario a sostenere la ripresa economica e riportare l’inflazione, nel tempo, a livelli coerenti con il proprio mandato». Il voto ha registrato l’ormai consueto dissenso di Hoenig.

POSSIBILE INTERVENTO – La valutazione dell’inflazione fornita nel comunicato rende abbastanza probabile un intervento in tempi rapidi, probabilmente già a novembre. Il comunicato sottolinea una previsione di medio-termine di inflazione lontana dai livelli desiderati «per qualche tempo», e l’ampio ammontare di risorse inutilizzate che verrà smaltito molto lentamente. Queste condizioni non saranno modificate da qualche dato più o meno buono dei prossimi due-tre mesi. Pertanto, su questa base, sembra che vengano poste le giustificazioni per un intervento senza attese per ulteriori novità sul fronte macroeconomico. Il nuovo stimolo sarà probabilmente un programma di acquisto titoli di ampia dimensione, da attuarsi sotto condizioni legate all’evolversi dello scenario economico. Qualche informazione emergerà con i verbali, e forse in qualche discorso del chairman anche prima di novembre. Rimane dubbia l’efficacia sulla disoccupazione e sulla crescita di un nuovo round di stimolo quantitativo. Gli effetti si sentiranno comunque sulla curva dei rendimenti e sul costo del finanziamento del governo federale Il Tesoro USA ringrazia, mentre la demarcazione fra politica fiscale e monetaria si fa sempre più evanescente.

Fonte : San Paolo-Intesa