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Economia e Dintorni

Mercato del lavoro ancora sofferente in Italia

In Italia, anche quest’anno i posti di lavoro persi saranno numericamente superiori a quelli creati. Il contratto a tempo indeterminato sta diventando sempre più una rarità.

MERCATO DEL LAVORO: Il mercato del lavoro continua, anche in questo 2010, a risentire degli effetti della crisi anche se l’emorragia di posti sta proseguendo con minore intensità rispetto a quanto accaduto nel 2009. L’aumento delle assunzioni attese però avverrà in primo luogo con modalità contrattuali flessibili. In parziale ripresa la domanda di laureati rispetto al crollo dell’anno scorso. La maggiore richiesta di lavoro arriva in particolare dalle imprese innovative o dedite all’export che cercano di accrescere la propria competitività.
DATI UNIONCAMERE:
I dati di Unioncamere parlano chiaro: le imprese quest’anno perderanno 178.000 posti di lavoro, meno quindi dei 213.000 del 2009. Il saldo è ottenuto da nuove entrate per 802.000 persone e uscite (pensionamenti, tagli e scadenze di contratti) per 981.000 persone. Il rapporto Unioncamere si basa sull’indagine occupazionale su 100.000 aziende italiane.
PICCOLE IMPRESE:
Anche nel 2010 sono le piccole imprese a trovarsi al vertice della realtà occupazionale italiana, dato che ben il 40% dei nuovi impieghi arriva dalle aziende con meno di 10 dipendenti. Esse assumeranno in tutto 325.000 dipendenti, anche se stanno ancora soffrendo e per fine anno perderanno 410.000 posti di lavoro, riportando il saldo occupazionale in negativo. In riferimento alle assunzioni 180.000 posti arriveranno dalle imprese con meno di 50 dipendenti e altri 141.000 dalle grandi imprese con più di 500 dipendenti.
CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO: Il contratto a tempo indeterminato è divenuto ormai una rarità. I giovani che riescono ad ottenerlo oggi sono al livello minimo assoluto. Nel 2004 erano quasi il quadruplo di oggi coloro che riuscivano ad ottenere un contratto a tempo indeterminato in azienda. Lo stage diventata la prima modalità di inserimento. Coloro che nel 2010 hanno avuto la fortuna di firmare un contratto a tempo indeterminato sono solo il 5,46% dei neolaureati entrati in azienda. Un peggioramento che non sembra volersi arrestare. Basta pensare che sei anni fa, erano il 20%. Ora il 40% dei giovani selzionati dalle aziende entrano con un contratto di tirocinio, e solo in alcuni casi con un contratto a tempo determinato. Tali dati scaturiscono dalla Gidp (Associazione di responsabili delle risorse umane).
Dopo l’introduzione negli anni di norme che hanno favorito forme atipiche di lavoro, il contratto a tempo indeterminato sembra diventare sempre più raro come prima opportunità. La crisi economica, principale causa o occasione da cogliere per ulteriori restringimenti del numero di posti fissi e conseguente riduzione dei costi a scapito delle risorse umane, sta rendendo sempre meno frequente l’utilizzo del contratto a tempo indeterminato.