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Investimenti e mercati

Petrolio a picco: l’oro nero
non è più un bene rifugio

Affondano anche le compagnie

Il petrolio crolla e con esso calano a picco anche tutte le compagnie petrolifere. La crisi globale per il Coronavirus eclissa una volta per tutte lo status di bene rifugio dell’oro nero, con perdite che stanno toccando un po’ tutte le economie più avanzate.  

La situazione negli States

Continua la distruzione della capitalizzazione di mercato tra le maggiori compagnie petrolifere e i maggiori produttori indipendenti di petrolio degli Stati Uniti. Nella sua analisi, BG Saxo riporta i dati principali della crisi: le scorte di greggio statunitensi hanno registrato una costruzione record di 19,2 milioni di barili; le scorte di benzina hanno raggiunto il record (dal 1992); la domanda media di quattro settimane è crollata a un livello record (dal 1992); le raffinerie statunitensi stanno funzionando al loro minimo dal 2008; la produzione “solo” è stata rivista più in basso di 100k b / g.

L’epidemia e lo scontro sui prezzi

Il Coronavirus e le guerre dei prezzi hanno devastato le condizioni dei fondamentali. La domanda di greggio, stima l’Aie, è ridotta di quasi un terzo: 29 milioni di barili al giorno in meno questo mese, 26 mbg il prossimo, prima di avviare da giugno una lenta ripresa (a patto che i provvedimenti di lockdown in vigore in 187 Paesi vengano almeno attenuati). La produzione petrolifera intanto continua a crescere, avverte l’agenzia dell’Ocse. E non smetterà fino a maggio, quando entrerà in vigore il taglio da 9,7 mbg approvato dall’Opec Plus.

Non solo tagli all’offerta

Dunque, in attesa della fine dell’emergenza, l’Opec sta cercando di trovare soluzioni all’offerta in eccesso. I tagli alla produzione e le riserve strategiche sono le due opzioni principali. Strategie inevitabili se non si vuol vedere crollare ulteriormente il prezzo dell’oro nero.