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Economia e Dintorni

Scenario macroeconomico: inflazione, tassi e mercati. Le sfide a lungo termine

L’inflazione è rimasta elevata in Europa e altrove, trainata dall’aumento dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari, innescata da influenze esogene più che da aggiustamenti salariali. Dal luglio 2022, i tassi di interesse sono già stati aumentati sei volte e la BCE presume che qualsiasi deviazione da tale traiettoria, potrebbe essere interpretata come un segnale di preoccupazione per le banche europee.  A solo una settimana dalla prossima riunione della Banca centrale europea, non c’è dubbio che l’istituto di Francoforte continuerà ad alzare i tassi. Sembra essere sul tavolo sia un rialzo di 25 pb – che rappresenterebbe un “buon compromesso europeo” – che uno di 50 pb. 

La crescita della produzione è circondata da incertezze legate alla geopolitica, all’evoluzione del conflitto russo-ucraino e al possibile impatto della ripresa cinese, in particolare sui prezzi dell’energia e delle materie prime. L’inflazione attuale affonda le radici al di fuori del mercato del lavoro, guidata dall’offerta piuttosto che dalla domanda, a causa delle strozzature lungo la catena di approvvigionamento e della carenza settoriale di energia e prodotti agricoli innescate dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina. Oggi, ci troviamo di fronte ad una spirale prezzo-profitto, in cui i crescenti margini di profitto delle imprese – profitti imprevisti – e gli alti prezzi dell’energia rappresentano i motori dell’inflazione.

Il triplice shock di Covid, guerra in Ucraina e inflazione, ha inoltre evidenziato ancora una volta i difetti di coordinamento insiti nell’attuale architettura dell’Unione europea e le evidenti difficoltà nel coordinamento delle politiche. L’Europa in generale, e l’Eurozona in particolare, si trova ad affrontare diverse sfide a lungo termine, in uno scenario di incertezza riguardo alle prospettive per l’inflazione e per la crescita economica.

I macrotemi chiave: focus e prospettive

La crescita potenziale dell’UE è scesa da circa il 2,4% nel 1990, al 2% negli anni 2000 e all’1% tra il 2010 e il 2022. Ciò è essenzialmente attribuibile ai dati demografici e al calo degli aumenti di produttività. Le proiezioni di base per la crescita nel 2023 sono state riviste al rialzo, a seguito sia del calo dei prezzi dell’energia, che della maggiore resilienza dell’economia al difficile contesto internazionale. Gli esperti della BCE prevedono un’ulteriore ripresa della crescita, all’1,6%, sia nel 2024 che nel 2025, sostenuta da un mercato del lavoro robusto, dal miglioramento della fiducia e da una ripresa dei redditi reali.

Le prospettive di crescita globale sono state riviste al rialzo per il 2023 e il 2024. Mentre la riapertura economica in Cina sosterrà la crescita globale nel 2023, l’attività economica mondiale tende a rimanere lenta, con tassi di crescita nell’orizzonte temporale di proiezione ancora al di sotto delle medie storiche. Un fattore chiave alla base delle revisioni positive, è la ripresa dell’economia cinese, cresciuta del 4,5% nei primi tre mesi dell’anno.

La posta in gioco per il resto del mondo è alta dopo che la Cina ha registrato una delle peggiori performance economiche degli ultimi anni nel 2022. Per la maggior parte degli ultimi due decenni, la Cina ha rappresentato il principale motore della crescita globale. E nonostante le tensioni latenti con gli Stati Uniti e i crescenti disaccordi con l’Europa, l’interdipendenza con entrambe le economie rimane profonda e fondamentale.

La propensione al rischio globale rimane volatile. Le tensioni finanziarie a cui abbiamo assistito, a seguito del fallimento di due banche statunitensi, Silicon Valley e Signature, e del salvataggio d’emergenza di Credit Suisse, hanno sollevato lo spettro di una nuova crisi finanziaria. Tuttavia, le banche europee sono state relativamente preservate dalle turbolenze dei mercati grazie a posizioni di capitale e liquidità relativamente solide.

I mercati finanziari globali, ed in particolare le valutazioni dei mercati azionari, sono stati inizialmente sostenuti dall’ottimismo generato dalla riapertura dell’economia cinese, dalla moderazione dei prezzi dell’energia e dai primi segnali di allentamento delle pressioni inflazionistiche. Più recentemente, dato il perdurare delle pressioni inflazionistiche di fondo nell’economia globale, la performance registrata è ancora piuttosto eterogenea.

I prezzi dell’energia sono diminuiti in modo significativo, la fiducia è migliorata e l’attività è attesa in leggero aumento nel breve termine. La contrazione dei prezzi dell’energia sta ora garantendo una certa riduzione dei costi, in particolare per le industrie ad alta intensità energetica. Contestualmente i colli di bottiglia lungo la supply chain globale, che hanno provocato ritardi nell’approvvigionamento e innescato un aumento dei costi di produzione, si sono ampiamenti allentati.

Il mercato dell’energia si prevede continui a riequilibrarsi mentre i redditi reali dovrebbero migliorare. Con il rafforzamento della domanda estera e a condizione che le attuali tensioni sui mercati finanziari si attenuino, la crescita della produzione dovrebbe rimbalzare a partire dalla metà del 2023, sostenuta da un mercato del lavoro robusto.

Volatilità e investimenti: il ruolo della consulenza finanziaria

Il continuo stress del mercato sta amplificando la posizione difensiva degli investitori e, contestualmente, il loro interesse rispetto alla costruzione del portafoglio. La direzione futura dei mercati degli investimenti è intrinsecamente incerta e sebbene ciò rappresenti un’ovvia sfida per il processo decisionale di investimento, ci sono passi chiave che possono essere adottati per garantire posizioni di portafoglio in grado di rispondere ad un panorama in rapida evoluzione.

Il ruolo del consulente finanziario è cruciale in questo momento soprattutto in termini di approccio proattivo alle complessità che si sono rapidamente intrecciate ed evolute negli ultimi mesi. Aumento dell’inflazione, insicurezza energetica e catene di approvvigionamento interrotte, nonché cambiamenti geopolitici a lungo termine e megatrend.

Gli investitori stanno diversificando più che mai e non sorprende che, dati i recenti eventi globali, l’accesso immediato ai fondi rappresenti sia un’opportunità che un rischio. Gli investimenti sono diventati più complessi e i consulenti finanziari dovranno gestire le sfide correlate, tra cui l’ascesa degli asset digitali e dei fondi ESG, così come il modo in cui gli investitori sono influenzati dalle tendenze del mercato e dall’incertezza economica. La gestione della volatilità oggi, richiede una comprensione dell’impatto sul business, sui clienti e sull’ambiente e il costante adeguamento di strategie e modelli operativi che consentano di affrontare il presente e prepararsi al futuro.