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Economia e Dintorni

Short-selling: uno sguardo più approfondito

Short-selling, vale a dire la vendita allo scoperto di  attività finanziarie che, non ancora possedute, si  prevede di acquistare, prima della vendita, ad un prezzo inferiore.
Nell’ultimo periodo, le autorità finanziarie anglosassoni hanno monitorato ed analizzato il mondo hedge, focalizzandosi soprattutto sulle operazioni di tipo “short-selling” da questi effettuate. Questa necessità è nata per comprendere meglio da dove venissero le straordinarie performances prodotte da coloro che hanno investito  nel crollo del valore del  titolo della “HBOS groups”, una delle principali commercial banks del Regno Unito.
Più in particolare le autorità di controllo britannico vogliono analizzare a fondo l’uso dello strumento di short selling e capire se questo uso è stato dettato da Insider Trading legato proprio al HBOS group, permettendo così  ai fondi hedge di sfruttare informazioni ancora non ufficiali e di ottimizzare la vendita short dei titoli del gruppo.
D’altra parte, l’A.I.M.A. (Alternative Investment Management Association) difende l’intero comparto dei fondi hedge, assicurando il mercato che, se ci fossero stati abusi speculativi, sarebbe intervenuta con azioni disciplinari contro i gestori dei fondi hedge.

Chiaramente non è facile riuscire a comprendere quando sul mercato si generano situazioni di asimmetria informativa e come gli strumenti disponibili siano utilizzati per favorire tali situazioni di vantaggio informativo.
É  giusto sottolineare però  che sono vietati sia i comportamenti illeciti sul mercato e l’uso illecito degli strumenti, tra cui le vendite short, ma che il mercato necessita quotidianamente dell’uso corretto di tali strumenti per ripristinare situazioni .
L’uso scorretto degli strumenti informativi e tecnici, tra cui quello delle vendite short e una mancata informazione su tale utilizzo, può  infatti generare una psicosi collettiva negli operatori. Tale psicosi falsa l’andamento del titolo e crea così opportunità di arbitraggio ingiustamente profittevoli.
Con questo articolo, ho sentito  la necessità di fare chiarezza  sullo strumento delle vendite short.
L’obiettivo principale di chi usa questo strumento, e questa è una delle strategie principali usate dai fondi hedge per incrementare le loro performaces,  è approfittare di un “imprevisto” calo delle quotazioni della security studiata.
Il meccanismo, porta infatti alla vendita dell’attività finanziaria e al suo riacquisto,  in seguito ad un prezzo inferiore. L’attività finanziaria in oggetto non è posseduta dall’operatore, ma è presa a prestto dal prime broker, il quale a sua volta la prende a prestito dall’investitore tradizionale sulla quale invece ha investito per un periodo medio-lungo

L’operazione cosi’ concepita è in grado di sfruttare a pieno il potenziale performante della leva finanziaria, proprio perchè si ricorre al prestito della security, che appunto non si possiedono.
Sono percio’ la speranza o, per meglio dire, accurati calcoli econometrici, che ipotizzando una caduta inaspettata del valore della security, che spingono gli operatori ad utilizzare questo strumento. La differenza tra prezzo di vendita e di riacquisto sarà il margine di guadagno dell’operatore.
Vediamo un esempio: il gestore potrebbe vendere a 10 euro per azione un pacchetto di 100 azioni, che ancora non possiede, ad un prezzo di 1.000 euro, sapendo o sperando che il valore del titolo diminuisca. Ipotizzando che dopo due giorni il titolo abbia raggiunto un valore di 5 euro per azione, l’operatore riacquista il pacchetto sostenendo un costo di 500 euro e contemporaneamente guadagnandone 500.
In accordo con i dati forniti da Eurekahedge, sono circa 600 i fondi hedge che tradizionalmente sfruttano questo strumento per investire in posizioni da essi ritenute sopravalutate dal mercato e destinate a vedere diminuito il loro valore. Questi fondi gestiscono un  patrimonio pari a circa $ 211 milioni e non sono gli unici sul mercato a sfruttare questo strumento.
Per confronto, l’approccio dell’investitore tradizionale, è basato sul concetto di investimento  sul medio-lungo periodo, in modo da detenere le attività, nella speranza di una crescita del loro valore.
Considerando l’efficacia e la sempre maggiore diffusione di questo strumento, il mondo hedge preferirebbe non vederlo regolamentato in modo restrittivo, come invece vorrebbero fare le diverse società di gestione dei mercati, che puntano a massimizzarne la sicurezza ed ad evitare abusi.
L’ A.I.M.A. per evitare una stretta regolamentazione, sta lavorando a stretto contatto  con i gestori dei fondi e non con le commissioni di garanzia del mercato, cercando di strutturare regole di comportamento adatte sia all’attività dei fondi hedge, che richiedono flessibilità,  sia alle esigenze del mercato che richiedono sicurezza.
In altre parole percio’, in questo periodo si sta cercando di educare i gestori dei fondi hedge ed il mercato in generale piuttosto che ingessare lo strumento e le strategie ad esso connesse fornendo agli operatori le conoscenze e le regole etiche per la gestione del rischio.