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Investimenti e mercati

TITOLI DERIVATI E LA CRISI DEL SISTEMA ECONOMICO MONDIALE

 Crisi dei mutui sub-prime negli Stati Uniti. Stagnazione in Europa. Su tutti aleggia lo spettro delle posizioni aperte sui titoli derivati.We may never know for sure whether the Federal Reserve’s rescue of Bear Stearns averted a seizure of the $516 trillion derivatives system, the ultimate Chernobyl for global finance.

“If the Fed had not stepped in, we would have had pandemonium”, said James Melcher, president of the New York hedge fund Balestra Capital.

Sta  diventando sempre piu’ chiaro come la crisi dei mercati finanziari e la conseguente mancanza di liquidità sul sistema finanziario siano conseguenza di attività speculative indiscriminate, poste in essere utilizzando come strumento i contratti derivati.

 E’ di pochi giorni fa  la notizia – per voce del del ministro del Tesoro americano, Henry Paulson –  che  il Governo degli Stati Uniti, in concerto con la FED,  ha già pronto e approvato un piano di salvataggio  per Fannie  e Freddie Mac, le due compagnie, parzialmente statali, specializzate in prestiti ipotecari, che rimaste  a corto di liquidità sono risultate insolventi.

E’ di ieri invece la ufficializzazione della stagnazione in Europa e della recessione del sistema italia.

L’emergenza è alta.

Il fatto che FED e governo degli Stati Uniti abbiano deciso di intervenire pubblicamente, con denaro pubblico, per tentare di risollevare il mercato privato è un chiaro sintomo del periodo difficilissimo che l’economia mondiale sta attraversando. L’intervento è stato progettato per cercare di arginare l’esplosione che potrebbe avvenire  sui mercati dei titoli derivati.

Sta  diventando sempre piu’ chiaro come la crisi dei mercati finanziari e la conseguente mancanza di liquidità sul sistema finanziario siano conseguenza di attività speculative indiscriminate, poste in essere utilizzando come strumento i contratti derivati.

E’ di pochi giorni fa  la notizia – per voce del del ministro del Tesoro americano, Henry Paulson –  che  il Governo degli Stati Uniti, in concerto con la FED,  ha già pronto e approvato un piano di salvataggio  per Fannie  e Freddie Mac, le due compagnie, parzialmente statali, specializzate in prestiti ipotecari, che rimaste  a corto di liquidità sono risultate insolventi.

E’ di ieri invece la ufficializzazione della stagnazione in Europa e della recessione del sistema italia.

L’emergenza è alta.

Il fatto che FED e governo degli Stati Uniti abbiano deciso di intervenire pubblicamente, con denaro pubblico, per tentare di risollevare il mercato privato è un chiaro sintomo del periodo difficilissimo che l’economia mondiale sta attraversando. L’intervento è stato progettato per cercare di arginare l’esplosione che potrebbe avvenire  sui mercati dei titoli derivati.

Esplosione, che a catena, porterebbe all’insolvenza tutti i sistemi finanziari.

I segnali di questa necessità di intervento massiccio  si erano già avuti nei mesi precedenti, quando la Fed, con un credito di 13 milioni di dollari alla ormai fallita Bear Stearns, evito’ il crollo dei mercati.   Questo intervento fu necessario per mantenere un flebile equilibrio entro cui poter operare, cercando di far fronte finanziariamente ai debiti sui derivati della Bear Stearns. Essa infatti possedeva un totale di posizioni aperte su titoli derivati pari a 13.4 miliardi di dollari.

Per dare un’idea, questo ammontare di denaro investito è pari ad un quarto del GDP mondiale e si era sviluppato avendo una base di capitale disponibile pari a 80 milioni di dollari.
Speculazione pura. Le controparti dei contratti finanziari posti in essere sia dalla Bear Stearns che da tutti gli altri operatori speculativi erano e sono principalmente banche, hedge fund e brokers.

Il caso della Bear Stearns non è affatto isolato, molti altri operatori finanziari hanno percio’ esposizioni elevatissime su contratti derivati ed il rischio di insolvenza per mancanza di liquidità cresce esponenzialmente su tutti i mercati. Secondo “Ben Bernanke – Fed chairman” il cuore della crisi finanziaria, che ha colpito anche i  due colossi americani del credito , sta nei 45 miliardi di dollari di posizione aperte dagli operatori finanziari sul mercato dei titoli derivati.

Ma quali sono questi titoli derivati che maggiormente preoccupano Fed, Governo degli Stati Uniti e le banche centrali di tutto il mondo? Questi sono i CDS (credit default swaps) cioè posizioni speculative basate sulla qualità del credito offerto al mercato dalle imprese attraverso i prestiti obbligazionari.  Gli operatori finanziari, come Bear Stearn speculavano sulla solvibilità degli operatori economici emettendo  contratti scommessa sulla loro solvibilità.

Chiaramente gli importi cosi’ elevati in gioco, erano in grado di indirizzare sia i giudizi delle società di Ratings  sia percio’ le percezioni del mercato e al contempo incidere pesantemente sulle scelte di politica economica poste in essere dalle banche centrali. Il fallimento di Fannie  e Freddie Mac  ha portato infatti all’intervento quasi immediato e massiccio di Fed e del Governo degli Stati Uniti sul mercato finanziario. L’intervento, che si esplicherà nel piano industriale e finanziario annunciato da Henry Paulson, si concretizzerà con  l’immisione sul mercato di ingenti flussi di liquidità, che in sostanza serviranno a contro bilanciare le posizioni aperte sui titoli derivati CDS, sperando di evitare cosi’ l’insolvenza di tutto il sistema.
della banca centrale sarà certamente l’aumento sensibile dell’inflazione, che provocherà ulteriori contrazioni dei consumi. Restrizioni che si esprimono proprio nella stagnazione e previsione di recessione di quasi tutte le economie occidentali. A dispetto della “Grande Crisi” del 1929, dove gli Stati uniti furono il centro della crisi economica mondiale e la Fed allora neonata non fu in grado di gestire gli eventi che accadevano sul mercato azionario, quella attuale vede il sistema bancario e finanziario esserne l’epicentro. Oggi pero’,  chi è chiamato a prendere  decisioni ha l’esperienza  accumulata nella gestione delle precedenti crisi, come la già citata del 1929 o quelle delle economie asiatiche  di inizio anni novanta o il crollo dello stato russo nel 1998.

La storia  non si ripete mai uguale due volte.  E infatti gli scenari attuali vedono nuovi soggetti chiamati ad agire sia sul piano economico -la BCE  in Europa –  sia sul piano politico.

Secondo molti analisti, l’anello debole della catena gestionale del sistema economico mondiale potrà essere proprio la BCE, la quale nelle scelte deve confrontarsi costantemente con un ingente numero di governi che a  loro volta effettuano scelte politiche spesso in  disallineamento con le  linee seguite dalla BCE.
La conseguenza piu’ grave dell’intervento sui mercati